Classics

Il dibattito su cosa definisca un “classico” è antico quanto il gusto umano. C'è chi dice che sia il tempo a deciderlo, chi la ripetizione, chi il consenso. Noi pensiamo che possa definirsi classico un oggetto che smette di dipendere dal tempo. Alcune borse nascono e restano. Non per nostra scelta, fanno tutto da sole; come quei ricordi che non svaniscono, quegli incontri che cambiano la direzione di una vita. Ognuna porta con sé una storia sedimentata nel tempo: un sogno, una donna, un'emozione che non si è lasciata archiviare. Le abbiamo viste evolvere, cambiare pelle, scoprire nuove versioni di sé, ma non abbiamo mai smesso di riconoscerle.

Classici perché continuano ad accadere.

Venus — pochette in rete di cristalli cuciti a mano Benedetta Bruzziches

VENUS

“Venus non poteva essere disegnata”

Accolgo l'amore che mi attraversa come un'onda che rotola, si frange sulla roccia e spuma. Come un acquazzone che fuma, ribolle e feconda la terra arsa. Come un profumo che sale dal mare, spande e satura l'aria d'intorno. Così il mio corpo rinasce in Venere. Questa pochette è un omaggio alla dea dell'Amore e della Bellezza e al magico momento in cui ogni donna, che ama ed è riamata, si trasforma. Da mortale diventa dea in una perfetta personificazione di Venere. Dalle forme morbide e ondulate, Venus è realizzata con una rete di scintillanti cristalli cucita a mano con la stessa attenzione che si dedicherebbe a un gioiello.

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Ariel — borsa scultura in metacrilato Benedetta Bruzziches

ARIEL

“Che forma ha un’idea?”

Ariel è apparsa in sogno: una bolla d'ossigeno trasparente e luminosa, di quelle che nascono nelle profondità marine e risalgono verso la superficie. Un portale. Un'esca nata per riportare in superficie la Regina che abita ogni donna. Ariel è un talismano che sa riportare in superficie la Regina che vive dentro ogni donna. La sua forma incoraggia chi la impugna ad assumere una postura regale.

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Mame — borsa Benedetta Bruzziches ispirata a Zia Mame

MAME

“Vivi! Vivi! Questo è il messaggio!”

Zia Mame non ama le mezze misure, né nei brindisi né nelle giornate di pioggia. È la borsa che contiene tutto: abiti, racconti, piccoli eccessi e grandi possibilità. È morbida, viva, inaspettata. Come quella zia fuori dagli schemi che tutti avremmo voluto avere, o essere. “La vita, mia cara, è un salotto aperto sul mondo. E tu? Sei venuta con le scarpe giuste?” Zia Mame non ha paura di sbagliare mise o parole: mescola l'impertinenza all'eleganza, come fa col gin al tè delle cinque.

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Giulietta degli Spiriti — borsa in cristalli Benedetta Bruzziches

GIULIETTA DEGLI SPIRITI

“In ogni sogno, incontro surreale o amore fugace, Giulietta si perde e si ritrova.”

Come si dice a una donna che il destino non è una gabbia ma un volo e che dalle catene si possono costruire altalene? Come si dice a una donna che, se solo ne avesse voglia davvero, potrebbe volare? Omaggio alla Giulietta felliniana che ha saputo tramutare le ombre in luci e gioie. In ogni sogno, incontro surreale o amore fugace, Giulietta si perde e si ritrova. La sua è una catarsi perenne: anche dagli abissi bui dell'anima riemerge più lucente e viva che mai.

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Serena — tote bag in pelle artigianale Benedetta Bruzziches

SERENA

“Essere Serena è una virtù”

Nel 1754, lo scrittore inglese Horace Walpole coniò il termine “serendipità”, ispirandosi al racconto persiano I tre principi di Serendippo. La storia narra di principi che, grazie all'acume e all'osservazione attenta, facevano scoperte preziose mentre cercavano altro, come trovare la figlia del contadino cercando un ago nel pagliaio. Serena è quella scoperta: quella che fai mentre stai cercando qualcos'altro.

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Carmen — borsa in pelle Benedetta Bruzziches

CARMEN

“L'amour est un oiseau rebelle que nul ne peut apprivoiser…”

Mérimée l'aveva capito: Carmen è pericolosa non perché seduce, ma perché non appartiene a nessuno. Preferisce morire che essere posseduta. Non si doma, non si spiega. Selvatica nella sua accezione più nobile. Nata per consolare una delusione d'amore, racconta che anche il dolore può essere una forma di bellezza. Prende il nome dalla gitana dell'opera di Bizet, per permearla della forza della sua libertà, così feroce e complessa, della potenza della sua seduzione, della moralità della sua indipendenza. Perché arriva sempre il momento in cui bisogna farsi forza e alzarsi da quel divano.

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