Çemberlitaş
Jaagravi x Benedetta Bruzziches
C’è una colonna al centro di Istanbul che esiste da milleseicento anni. La fece erigere Costantino nel 330 d.C. per celebrare la fondazione della nuova Roma. Sorgeva al centro del Foro di Costantino, sulla seconda collina della città, a metà esatta del Mese, la grande arteria che attraversava Costantinopoli da un capo all’altro. Il punto di mezzo di tutto. La chiamano Çemberlitaş “pietra cerchiata” per i cerchi di ferro con cui gli Ottomani rinforzarono i suoi tamburi di porfido. Ha visto passare l’Impero Romano, quello Bizantino, quello Ottomano. È ancora lì, lungo la via che collega Piazza Sultanahmet al Grand Bazaar.
Tra i dolap del Grand Bazaar, così si chiamano le botteghe che lo affollano, si dice che chi apre qui una bottega non riesca più ad andarsene. C’è un’energia che trattiene. La città intorno ruota, cambia, si rinnova. Il bazar custodisce la sua memoria mistica. Le leggende narrano di tunnel che corrono sotto i pavimenti, vie di fuga per i sultani o caveau nascosti per l’oro. Si dice che nelle profondità del bazar esista un antico pozzo con acqua dalle proprietà curative. I dervisci sufisti, asceti islamici che cercano l’unione con il divino, danzano con una mano rivolta al cielo per ricevere la grazia e l’altra verso la terra per trasmetterla agli uomini. Chi lavora qui conosce qualcosa di simile: ricevere e trasmettere, ogni giorno, attraverso le mani.
È qui che Naz Sirmen ha dato vita a Jaagravii. È qui che ogni giorno trasforma la sua arte in tesori da indossare: pitture su tela, lavori in tecnica mista, disegni ritagliati dalla carta diventano gioielli costruiti a mano in uno di quei dolap. Ottone e argento, un’estetica futuristica su materia preziosa e gesti tramandati. Ha cominciato disegnando orecchini per sua nonna, mentre era in ospedale. Conosce la parola turca gönül, il cuore inteso come luogo in cui le tradizioni si aggrappano. Tiene insieme un pezzo di mondo con la sola forza delle sue dita.
Benedetta Bruzziches lavora in Tuscia da quando ha deciso che fare borse poteva diventare un atto culturale. Che il mestiere delle mani fosse un sapere da esercitare per poter essere custodito e trasmesso. Intorno a questa visione ha costruito un organismo vitale: le collezioni, la Bottega di Viterbo, la Scuola di Artigianato Contemporaneo dove si insegna che la bellezza si apprezza con gli occhi ma si capisce con le mani. Ogni borsa nasce da un gesto antico e da una visione che guarda al futuro dell’artigianato italiano. Ciascuna porta un nome proprio e il peso specifico di chi l’ha creata.
Quando Benedetta ha incontrato Naz, ha riconosciuto la stessa radice cresciuta in una terra diversa, lo stesso modo di stare dentro il proprio lavoro senza distanza, la stessa convinzione che certi gesti, se smettono di essere praticati, si perdono per sempre. Nei pezzi di Naz ha sentito qualcosa che le parole non riescono a contenere del tutto: la possibilità di espandere la propria percezione, di abitare per un momento l’anima di un luogo, di una donna, di un tempo.
La serie d’autore Çemberlitaş nasce dall’incontro tra donne, tra pensieri, tra consapevolezze e domande. In botanica si chiama anastomosi: quando le radici di piante diverse si fondono e iniziano a scambiarsi linfa. È un fenomeno reale, documentato soprattutto nelle foreste. Le piante si riconoscono, si toccano, si nutrono a vicenda. Diventano più resistenti, sopravvivono meglio alle tempeste.
Çemberlitaş, come la colonna che da milleseicento anni segna il punto di mezzo tra mondi.



